Acquario Romano – Roma
Pellicole antisolari su un immobile storico | Acquario Romano - Roma
Pellicole antisolari su un immobile storico: l’analisi ASC28 all’Acquario Romano
Su un immobile storico la pellicola antisolare si sceglie tenendo insieme tre vincoli: quanto calore ferma, quanta luce lascia passare e quanto cambia l’aspetto della facciata. All’Acquario Romano di Roma, sede della Casa dell’Architettura, abbiamo misurato in opera cinque pellicole su un vetrocamera 6/4/6 esposto a est. La scelta è caduta sulla pellicola selettiva da esterno SE40X: ha ridotto del 78,5% l’irraggiamento solare trasmesso, senza rendere il vetro più riflettente.
- Irraggiamento trasmesso dal vetro esistente: 327,6 W/m² (misura 28 S.r.l., ASC28, 29 luglio 2026, ore 9:30, esposizione est)
- Irraggiamento trasmesso con SE40X: 70,5 W/m², pari a −78,5% (stessa misura)
- Fattore solare g con SE40X: 0,29 (dato produttore, EN 410, vetrocamera chiaro)
- Trasmissione luminosa con SE40X: 37% (dato produttore, EN 410, vetrocamera chiaro)
- Riflessione luminosa esterna con SE40X: 7%, contro il 15% del vetrocamera senza pellicola (dato produttore, EN 410)
Perché su un immobile storico la scelta della pellicola cambia?
Su un edificio moderno, per ridurre il calore, la prima candidata è spesso una pellicola riflettente: respinge molta energia solare e costa poco. Su un immobile storico è la prima da scartare. Una pellicola a specchio trasforma le vetrate in superfici lucide che si vedono da lontano e cambiano la lettura della facciata.
All’Acquario Romano le pellicole riflettenti le abbiamo escluse prima ancora del sopralluogo. Sul calore avrebbero dato ottimi risultati, ma l’aspetto esterno dell’edificio non doveva cambiare. Il campo si è ristretto così alle pellicole selettive e a quelle a bassa riflessione, e la domanda è diventata più precisa: quale di queste ferma abbastanza calore, lascia abbastanza luce e funziona su quel vetro?
L'Acquario Romano: un edificio del 1887 a pianta circolare
L’Acquario Romano è stato progettato dall’architetto Ettore Bernich e inaugurato nel 1887 in piazza Manfredo Fanti, nel rione Esquilino. Come acquario ha funzionato per poco tempo: tra il 1900 e il 1930 è stato teatro, sala cinematografica e circo. Dopo un lungo restauro è diventato la Casa dell’Architettura, gestita da Acquario Romano S.r.l., società in house dell’Ordine degli Architetti di Roma e provincia.
L’edificio ha un corpo cilindrico con un avancorpo d’ingresso ad arco. Per chi si occupa di vetri questo dettaglio conta: le vetrate corrono lungo tutto il perimetro e sono orientate a 360°, quindi ogni fronte riceve il sole in un momento diverso della giornata. Una soluzione utile doveva funzionare indipendentemente dall’esposizione.
Le finestre sono infissi in legno con quattro vetri ciascuno. Ogni vetro misura 75 × 60 cm ed è un vetrocamera non stratificato con stratigrafia 6/4/6 (vetro 6 mm, intercapedine 4 mm, vetro 6 mm).
![]() |
Quali erano le esigenze negli uffici affacciati sulle vetrate?
Il referente ci ha indicato tre esigenze, tutte da rispettare insieme:
- ridurre il calore solare che entra negli uffici;
- ridurre l’eccesso di luminosità sui videoterminali: nelle postazioni il monitor è rivolto verso la finestra e l’operatore ha le spalle alla vetrata, con riflessi e abbagliamento sullo schermo;
- non alterare l’aspetto esterno di un immobile monumentale, quindi niente pellicole a specchio o troppo scure.
La seconda esigenza chiedeva di abbassare la luce, ma solo in parte. Una pellicola troppo scura avrebbe risolto l’abbagliamento rendendo però gli uffici bui.
Come abbiamo misurato: il metodo ASC28 in opera
ASC28 (Analisi Solare Comparativa) è il metodo con cui 28 S.r.l. confronta le prestazioni di un vetro prima e dopo l’applicazione di una pellicola antisolare, con misure fatte sul vetro reale e non solo sulle schede tecniche.
All’Acquario Romano abbiamo usato un solarimetro, uno strumento che misura l’irraggiamento solare, cioè la potenza del sole che arriva su un metro quadro di superficie (W/m²). La misura si è svolta in due fasi:
- lettura dell’irraggiamento che attraversa il vetro esistente, senza pellicola, assunta come riferimento;
- lettura, nelle stesse condizioni, dell’irraggiamento che attraversa il vetro con un campione di ciascuna pellicola candidata applicato in prova.
Condizioni della misura: 29 luglio 2026, ore 9:30, giornata soleggiata, vetro esposto a est. Già a quell’ora del mattino attraverso il vetro esistente passavano 327,6 W/m².
![]() |
Quali pellicole abbiamo confrontato e cosa hanno misurato?
Abbiamo messo a confronto cinque pellicole: due selettive da esterno e tre da interno.
| Configurazione | Applicazione | Irraggiamento trasmesso (W/m²) | Riduzione rispetto al vetro esistente |
|---|---|---|---|
| Vetro esistente (riferimento) | – | 327,6 | – |
| SE20X | esterna | 42,7 | −87,0% |
| SE40X (scelta) | esterna | 70,5 | −78,5% |
| SEI45X | interna | 133,1 | −59,4% |
| NV25I | interna | 57,5 | −82,4% |
| NV35I | interna | 89,0 | −72,8% |
Letta così, la classifica sembra chiara: SE20X prima, NV25I seconda, SE40X terza. Ma la scelta non si fa su questa colonna.
![]() |
Perché la pellicola che misura meglio non è sempre quella giusta
Il solarimetro misura l’irraggiamento che attraversa il vetro in quel momento. Non misura il calore che la pellicola e il vetro assorbono e poi cedono alla stanza. Per una pellicola da esterno questa quota è contenuta; per una pellicola da interno, che lavora sul lato caldo della stanza, può essere molto più alta.
Per vedere il calore complessivo serve il fattore solare g: la quota dell’energia del sole che, in un modo o nell’altro, finisce dentro l’ambiente. Più è basso, meno calore entra. Abbiamo quindi affiancato alle misure in opera i dati delle schede tecniche dei produttori.
| Configurazione | Applicazione | Fattore solare g | Trasmissione luminosa | Riflessione luminosa esterna | Riduzione del guadagno termico |
|---|---|---|---|---|---|
| Vetrocamera senza pellicola | – | 0,70 | 79% | 15% | – |
| SE20X | esterna | 0,24 | 18% | 6% | 66% |
| SE40X | esterna | 0,29 | 37% | 7% | 59% |
| SEI45X | interna | 0,31 | 43% | 19% | n.d. |
| NV25I | interna | 0,49 | 22% | 24% | 29% |
| NV35I | interna | 0,55 | 32% | 19% | 21% |
Il caso della NV25I è il più istruttivo. In opera ha misurato 57,5 W/m², meno della SE40X. Secondo la scheda del produttore, però, sul vetrocamera porta il fattore solare a 0,49, contro lo 0,29 della SE40X: nel complesso lascia entrare molto più calore. Se ci fossimo fermati al numero del solarimetro avremmo scelto la pellicola sbagliata.
Perché abbiamo escluso quattro pellicole su cinque
SE20X. È la pellicola che in opera ha ridotto di più l’irraggiamento trasmesso (−87,0%), ma lascia passare solo il 18% della luce: metà della SE40X. In cambio il guadagno sul calore è contenuto, con un fattore solare di 0,24 contro 0,29. Negli uffici dell’Acquario avrebbe tolto l’abbagliamento rendendo gli ambienti troppo scuri.
SEI45X. È la più chiara del gruppo e sul piano estetico era una buona candidata. In opera però ha dato il risultato più debole: 133,1 W/m², quasi il doppio della SE40X. È anche una pellicola da interno, e la sua scheda indica che assorbe il 46% dell’energia solare in doppio vetro.
NV25I e NV35I. Sono pellicole da interno in poliestere metallizzato. Applicate sul lato interno di un vetrocamera assorbono energia e scaldano la lastra interna. Questo ha due conseguenze. Una parte del calore assorbito viene ceduta alla stanza, ed è il motivo per cui il loro fattore solare (0,49 e 0,55) resta alto nonostante le buone letture al solarimetro. In più aumenta lo stress termico del vetro e con esso il rischio di rottura per shock termico, che su un vetrocamera preferiamo evitare. Sono anche più riflettenti all’esterno del vetro attuale (24% e 19%, contro il 15% del vetrocamera senza pellicola).
Perché la scelta è caduta sulla SE40X?
La SE40X è una pellicola selettiva multistrato da esterno, senza metalli. All’Acquario Romano è l’unica delle cinque che rispettava tutti e tre i vincoli.
Sul calore ha ridotto del 78,5% l’irraggiamento trasmesso misurato in opera e, secondo il produttore, porta il fattore solare del vetrocamera da 0,70 a 0,29. Per dare un ordine di grandezza: una finestra tipo dell’edificio ha quattro vetri da 75 × 60 cm, cioè 1,8 m² di vetro. Alle 9:30 del 29 luglio attraverso una finestra passavano circa 590 W di irraggiamento solare; con la SE40X circa 127 W (stima calcolata dalla misura ASC28, valore istantaneo e non energia giornaliera).
Sull’estetica la scheda del produttore indica una riflessione luminosa esterna del 7%, inferiore al 15% del vetrocamera senza pellicola: dall’esterno il vetro non diventa più lucido.
Sul vetro, l’applicazione esterna limita l’assorbimento di calore sulla lastra interna e quindi il rischio di shock termico rispetto a una pellicola da interno.
Quanta luce resta negli uffici?
Con la SE40X la trasmissione luminosa del vetrocamera passa dal 79% al 37% (dato produttore, EN 410, vetrocamera chiaro). La luce naturale si riduce, ed era in parte l’obiettivo: il produttore indica una riduzione dell’abbagliamento del 53%. Rispetto alla SE20X la SE40X lascia entrare il doppio della luce, ed è questo margine che ha deciso la scelta.
Per questo dato abbiamo usato il valore della scheda del prodotto specifico e non un valore medio per tipo di pellicola. Due pellicole che rientrano entrambe tra le “selettive” possono avere trasmissioni luminose molto diverse: qui, nella stessa famiglia, si va dal 18% della SE20X al 37% della SE40X.
Cosa questa misura non dice?
La misura ASC28 dell’Acquario Romano è una lettura istantanea: un giorno, un’ora, un’esposizione. Serve a confrontare le pellicole tra loro nelle stesse condizioni reali, non a calcolare il risparmio energetico di una stagione. I valori di fattore solare, trasmissione luminosa e riflessione vengono dalle schede dei produttori e si riferiscono a un vetrocamera chiaro di riferimento, non esattamente al 6/4/6 dell’edificio. Le due fonti si completano: la misura dice cosa succede su quel vetro, la scheda dice cosa la misura non vede.


